Mark Jackson, l’allenatore/giocatore con giacca e cravatta

E’ in corsa per il titolo di Coach of the Year, la sua franchigia è in lotta per un posto ai Playoff che manca da 6 anni, rullino i tamburi e si alzi il sipario per Coach Mark Jackson.

Arrivato sulla panchina dei Warriors nella stagione passata, ha chiuso con un 23-43 con i giocatori perseguitati dai continui infortuni; quest’anno, dopo aver avallato la trade di Ellis a favore di un quasi sempre rotto Bogut, ha già fatto meglio e cancellato il brutto record negativo con cui aveva iniziato la sua carriera da allenatore e ha organizzato un gruppo di ragazzi che forse potrebbero ripetere l’impresa del 2007: accedere alla post-season.

Mark Jackson I pilastri di questi Warriors sono Curry e David Lee, supportati da buoni veterani Carl Landry, Jarret Jack e Richard Jefferson, e giovani di talento Harrison Barnes e Klay Thompson (se queste sono le basi per i 2 si prospetta un buonissimo futuro) ma il vero leader sia nello spogliatoio che sul parquet è Mark Jackson.

Quando guardo le partite mi sembra di vedere un veterano in stile Jason Kidd dare indicazioni ai suoi ragazzi, l’unica differenza è che non indossa la divisa da gioco ma è in giacca e cravatta ed è costretto a rimanere a bordo campo per tutti i minuti di gioco. mark-jackson-popcorn

Jackson è alla prima esperienza alla guida di una franchigia NBA, dopo essere stato prelevato dal posto di commentatore per ESPN, molte persone hanno riso per la scelta fatta dalla franchigia Californiana, e dopo 17 anni di basket giocato, con 7 divise diverse (Knicks, Clips, Pacers, Nuggets, Raptors, Jazz e Rockets) collezionando 10334 assist, 1608 palle rubate su 1296 partite giocate, titolo di Rookie of the Year nel lontano 1988, era giunto il suo turno di gestire una squadra, bè prima lo faceva in campo chissà se avrà la stessa bravura a gestire un’intero roster. Ora è il suo turno di ridere.

Caratteristica che non ha abbandonato anche quando giocava è lasciare il merito e la gloria ai suoi compagni ora giocatori.

Con Jackson al timone i Warriors attuali sono riusciti a trovare una sorta di equilibrio che ha aumentato il senso di responsabilità dei ragazzi che scendono in campo. Il livello di dedizione e coesione penso sia unico in questo gruppo, che al momento sono la vera sorpresa di quest’annata NBA: Golden State è 6° nella Western Conference con un 33-27 attuale, 7° miglior reparto offensivo (100.9 media a partita) dove la punta di diamante è Steph Curry ma fondamentale è il supporto di tutti gli altri compagni (Thompson da dietro l’arco, Lee sotto canestro e Jarrett Jack in uscita dalla panchina), 3° squadra per rimbalzi catturati (44.78 media a partita) nonostante le molteplici assenze di Andrew Bogut, e un’identità difensiva migliore rispetto a quella vista lo scorso anno che ha saputo mettere in difficoltà squadre in lizza per vincere il titolo Heat (in trasferta), Spurs, Thunder e Clips. Attualmente devono cancellare una serie in trasferta ad Est chiusa con 4 sconfitte su 4 partite, per fortuna ritrovano la loro casa e i loro tifosi sono sicuro che riusciranno a cambiare questa brutta nota negativa. hi-res-6774328_crop_exact

L’ex playmaker nato a Brooklyn sa quanto può essere dura e faticosa una season di 82 partite, sa che ci saranno alti e bassi, ma se la squadra riuscirà a seguire le sue indicazioni sono sicuro che la Bay Area riuscirà a festeggiare l’approdo in Post Season e forse a cominciare a sognare anche a qualcosa di più perchè si la vera sorpresa NBA 2012/2013 sono i Golden State Warriors e perchè forse Mark Jackson si merita anche il titolo di Coach of the Year.

One comment

  1. maraz says:

    Fino’ora stagione da coach of the year. Incrociamo le dita!
    Bella analisi

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