much ado about nothing

nbalogokc

Il disastroso avvio di stagione dei Los Angeles Lakers (1-4 in RS e 1-12 considerando la PS) ha scatenato l’ira dei tifosi purple and gold al grido di #FireMike confermando tutte le perplessità su coach Brown. Giova ricordare che i dubbi sulla scelta della guida tecnica risalgono ad una stagione fa quando il management di LA, dovendo scegliere il dopo Jackson, decise di puntare abbastanza sorprendentemente sull’ ex coach dei Cleveland Cavs e di Lebron James.

Dopo una prima annata chiusa con l’eliminazione al secondo turno da parte dei futuri finalisti Nba, il managenment, resosi conto dell’ impossibilità di vincere con Andrew Bynum nel mezzo e Ramon Session in cabina di regia aveva condotto una off-season volta a mettere nelle mani del coach una fuori serie con la quale si potesse vincere subito.

Fin dal giorno dello scambio per ottenere Dwight Howard ho espresso la mia perplessità riguardo al tempo che ci sarebbe voluto per trovare la chimica giusta; trovo infatti ridicole le critiche mosse a coach Brown dopo sole 5 partite.

Non voglio nemmeno vagamente considerare i risultati, seppur disastrosi, di una preseason che a livello Nba non ha nessun tipo di valore e dove spesso le partite vengono chiuse da seconde e terze linee… E non voglio nemmeno credere che si possa giudicare l’ operato di un allenatore dopo sole 5 gare in una stagione lunga 82 partite (ricordando che Nash ha giocato una partita e mezzo).

Forse qualcuno si ricorderà delle difficoltà che ebbero i tre amigos di Miami all’ inizio della loro avventura ma anche che, in quella stagione, gli Heat raggiunsero le finali e persero di fronte al più grande Nowitzki che la storia ci abbia potuto mostrare e raccontare.

I problemi di coesistenza che incontrarono Wade, James e Bosh e quelli dei Lakers di questo inizio di stagione appaiono simili ed aggiungo che era molto più semplice far giocare quegli Heat, che avevano due leader designati (LBJ e Wade) ed una spalla (Bosh) rispetto a questa versione di prime donne dei Lakers!

Il peccato originale di Brown a mio modo di vedere è quello di essere arrivato dopo coach Zen; oggi l’ unica critica che mi sento di movergli è quella di voler insistere su concetti di Princeton Offense che onestamente i Lakers non possono applicare avendo in Howard un giocatore totalmente inadatto a quel sistema (la difesa è questione di voglia principalmente al di là delle scelte tattiche). Nash interpellato a riguardio ha giustamente ricordato come ci voglia tempo per assimilare certe idee e che giocare la Princeton non significhi escludere la possibilità di vedere molti PnR, ovvero la soluzione ideale per il canadese ed Howard.

Princeton o meno, PnR o quant’altro questi Lakers hanno bisogno di tempo per lavorare esattamente come gli Heat di due stagioni fa! Nella storia dello sport non si è mai vinto con le figurine ma lavorando e sputando sangue sul campo.

Solo degli illusi potevano credere che questa versione di LA avrebbe asfaltato gli avversari fin dalla prima palla a due; più realistico invece pensare che solo attraverso il lavoro e qualche inevitabile sconfitta Kobe e compagni potranno presentarsi ad Aprile rodati e pronti per la post-season.

Coach Brown ha il dovere di vincere con questa squadra visto il talento a disposizione; ciò non toglie che non possano essere cinque gare a decidere se la direzione intrapresa sia quella corretta. E’ evidente che ci sia nervosismo e lo sguardo di Kobe di questa notte valeva più di mille parole ma per poter far tornare il sole ad LA c’è bisogno di tanto lavoro e di meno frenesia, ricordando sempre che i titoli non sono mai stati vinti a Novembre!

much ado about nothing…

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>